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La mancata comunicazione da parte dell'amministratore condominiale al momento della nomina dei propri dati anagrafici, professionali, del codice fiscale, dei locali dove si trovano i registri di cui agli arti. 1130, n. 6 e 7 c.c. ed i giorni e le ore in cui ogni interessato poteva prendere visione di tali registri ed estrarne copia come prescritto dal comma 2° dell'art. 1129 c.c. costituisce motivo di revoca dell'amministratore a norma dell'art. 1129 comma 11° n. 8 c.c. (Tribunale di Milano, 30/10/2017)
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Il Tribunale di Roma con ordinanza del 23/12/2017 ha vietato al genitore di un ragazzo di 16 anni di postare foto sui vari social ordinandone la rimozione e condannandolo in caso di reiterazione del comportamento a pagare la cifra di 10 mila euro come sanzione. Il riferimento giuridico che ha portato alla decisione del giudice è contenuto nell’articolo 96 della legge sul diritto d’autore che prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni. Tale tutela è rafforzata quando si tratta di minori.
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Con sentenza del 29/11/2016 il Tribunale di Milano, Sezione lavoro, riaffermando il principio espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 7474 del 2012 ha precisato che in tema di licenziamento per soppressione della posizione lavorativa (giustificato motivo oggettivo) il datore di lavoro ha l'onere di provare l'effettiva soppressione della mansione e di avere assolto anche all'obbligo di repechage. Nel caso di specie il Tribunale ha accertato l'illegittimità del licenziamento con condanna al risarcimento del danno già in prima udienza a fronte della mancata costituzione del datore di lavoro e pertanto del mancato assolvimento dell'onere probatorio di cui sopra.
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Il Tribunale di Milano con ordinanza del 20.5.2016 ha annullato il licenziamento intimato da una società cooperativa di autotrasporti ad un lavoratore, condannandola a reintegrarlo nel luogo di lavoro e a corrispondergli un’indennità risarcitoria pari alle mensilità maturate dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegra al tallone mensile dedotto l’eventuale aliunde perceptum, nella misura massima di 12 mensilità, oltre al pagamento dei contributi per l’intero periodo.
La società convenuta si è difesa in giudizio affermando di avere dovuto licenziare a fronte di una grave crisi economica: tuttavia nella lettera di licenziamento la motivazione addotta era stata “cessazione dell'attività aziendale”. Inoltre la società non aveva esperito la procedura obbligatoria di conciliazione prevista dalla legge per i licenziamenti intimati per giustificato motivo oggettivo.
Poichè il datore di lavoro non dimostrava al Giudice la sussistenza della motivazione addotta per il licenziamento ovvero la cessazione dell'attività aziendale accoglieva integralmente il ricorso del lavoratore, il quale poi optava in luogo della reintegrazione per l'indennità sostitutiva prevista dall'art. 18 Statuto lavoratori pari a 15 mensilità oltre al risarcimento del danno liquidato dal Giudice ed al versamento dei contributi previdenziali per l'intero periodo.
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Con ricorso depositato dinanzi al Tribunale di Monza un lavoratore assunto part time presso un esercizio commerciale rivendicava di avere svolto un differente orario di lavoro per tutta la durata del rapporto intercorso con il datore di lavoro e di conseguenza chiedeva l'accertamento dell'orario di lavoro effettivamente svolto con condanna del datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive conseguenti.
Tramite l'attività istruttoria (prove testimoniali) il ricorrente riusciva a dimostrare di avere svolto un orario di lavoro sistematicamente diverso da quello previsto nella lettera di assunzione e pertanto il Tribunale di Monza con sentenza del 19.5.2016 condannava il datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive ricalcolate sulla base dell'orario di lavoro accertato in corso di causa.
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Il Tribunale di Milano con sentenza del 1.6.2016 ha ribadito ancora una volta che il tempo di vestizione deve essere retribuito in quanto orario di lavoro. In particolare il Tribunale di Milano ha osservato che "ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa o gli indumenti (anche eventualmente presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa operazione fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa, e come tale il tempo necessario per il suo compimento non deve essere retribuito. Se invece le modalità esecutive di detta operazione sono imposte dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, l'operazione stessa rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza dev'essere retribuito". In senso conforme Cass.13706 del 2014, Cass. S.U. n. 11828 del 2013.
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Il diritto all'oblio consiste nel diritto di un individuo ad essere dimenticato, a non essere più ricordato per fatti che in passato sono stati oggetto di cronaca.

Tale diritto rientra nella tutela della privacy, e si differenzia dal diritto alla riservatezza perché l´interesse di cui si richiede la tutela ha ad oggetto notizie già divulgate delle quali si vuole impedire una nuova circolazione, che sono già sfuggite alla sfera di appartenenza esclusiva del titolare.

I cittadini europei hanno diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine i link verso notizie che li riguardano, nel caso in lui li ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”.

Questo diritto è stato introdotto con la Sentenza della Corte di Giustizia UE, Grande Sezione, sentenza 13/05/2014 n° C-131/12 con la quale veniva stabilito che i link verso i contenuti “non più rilevanti” possano essere rimossi sotto richiesta degli interessati, ma che i contenuti a cui rimandano (articoli di giornale, foto, video) possano rimanere normalmente online. Escludendo i link dai risultati dei motori di ricerca i contenuti diventano comunque molto più difficili, se non impossibili, da recuperare.

Il modulo messo online da Google per effettuare le richieste di rimozione dei link è molto essenziale. Bisogna collegarsi al sito https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch&hl=it, dopo avere selezionato il proprio paese da un elenco di quelli dell’Unione Europea interessati dalla sentenza, si devono inserire nome e cognome, il rapporto con la persona rappresentata e un indirizzo email al quale potere essere contattati. Nei campi seguenti bisogna inserire gli indirizzi (URL) per i quali viene richiesta la rimozione e spiegare brevemente il motivo della domanda. Infine è necessario caricare una scansione di un documento di identità, per dimostrare di essere la persona interessata.

Google valuterà se i link per cui viene richiesta la rimozione rinviino ad informazioni effettivamente obsolete e non più rilevanti oppure verso dati di interesse pubblico, come possono esserlo invece quelle su frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o problemi legati alla “condotta pubblica di funzioni statali”.

Nel caso in cui venga effettuata la richiesta di rimozione di un risultato della ricerca e l’operatore, ritenga che la richiesta sia infondata e non si attivi, l’utente potrà rivolgersi, in via alternativa, al Garante Per la Privacy o all’Autorita Giudiziaria.

Nel primo caso per ottenere un ordine di cancellazione, nel secondo caso, tale ordine potrà essere accompagnato da una richiesta di risarcimento del danno. Per accedere ad una tutela risarcitoria, però, l’utente dovrà provare di aver subito un pregiudizio dalla permanenza del collegamento ipertestuale o comunque dal persistere della notizia sul web.

Dott.ssa Giulia Pirola
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Dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro devono essere presentate in modalità esclusivamente telematiche. Il ruolo dei soggetti abilitati (patronati, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione ed enti bilaterali) è importante per supportare il lavoratore. Guarda il video tutorial messo a disposizione sul portale del Ministero del Lavoro

https://www.youtube.com/watch?v=p3NvcBKEI6w
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La legge n. 41 del 23 marzo 2016, entrata in vigore pochi giorni fa, prevede l'introduzione nel nostro ordinamento di due fattispecie autonome di reato di "omicidio stradale" (art. 589 bis c.p.) e di "lesioni personali stradali gravi e gravissime" (art. 590 bis).

I reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi e gravissime scattano non solo nei casi gravi di alcol e velocità eccessiva e droga, ma anche per il passaggio col rosso, la circolazione contromano, l'inversione di marcia vicino a dossi, curve o incroci, il sorpasso con linea continua o vicino alle strisce pedonali. Con una speciale aggravante di pena in caso di fuga.

Ma vediamo nel dettaglio il testo dei nuovi articoli già in vigore.

Omicidio stradale (art. 589 bis c.p.)

"Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni.

Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni.

La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 285 del 1992, cagioni per colpa la morte di una persona.

Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

La pena di cui al comma precedente si applica altresì:

1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona;

2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona;

3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona
.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto."

E' poi prevista un'aggravante per chi fugge all'art. 589 ter c.p. "Nel caso di cui all'articolo 589-bis, se il conducente si dà alla fuga, la pena è aumentata da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a cinque anni».


Lesioni personali stradali gravi o gravissime (Art. 590-bis)

"Chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.

Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa a taluno una lesione personale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime.

Le pene di cui al comma precedente si applicano altresì al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 285 del 1992, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.

Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa a taluno lesioni personali, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi e da due a quattro anni per le lesioni gravissime.

Le pene di cui al comma precedente si applicano altresì:

1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;

2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;


3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente cagioni lesioni a più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni sette"
.

Anche in questo caso l'art. 590 ter c.p. prevede un'aggravante per chi fugge "se il conducente si dà alla fuga, la pena è aumentata da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a tre anni".